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rubrica di approfondimento sui nostri amici gatti

Una nuova rubrica di approfondimento del mondo felino, a cura di SISCA (Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate). Gli articoli sono firmati da medici veterinari esperti in comportamento animale, con il coordinamento del Dott. Daniele Merlano, Medico Veterinario esperto in comportamento animale, Master II livello Università di Torino, Consigliere SISCA.

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L'olfatto e la comunicazione chimica

Dott.sa Simonetta Mattivi
Medico Veterinario esperto in comportamento animale
Master in etologia applicata e benessere animale
Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate (SISCA)

La comunicazione chimica è la più antica forma di comunicazione al mondo. Esiste un qualche tipo di messaggio chimico in ogni essere vivente vegetale o animale. Ci sono messaggi chimici che regolano i processi intracellulari, che permettono il passaggio di informazioni tra cellule diverse, organi diversi ed infine tra individui diversi. Nel corso dell’evoluzione questo sistema di comunicazione si è rivelato efficace e vantaggioso, tanto che in numerose specie è diventato di fondamentale importanza.

Il messaggio chimico ha il vantaggio di durare nel tempo e di essere percepito a distanza, mentre un suono esiste per il tempo dell’emissione del suono stesso e un messaggio visivo viene percepito solo se siamo “a vista”. Invece, quando un gatto incontra un messaggio chimico (per es feci o urina) deposto da un altro gatto, saprà ricavare molte informazioni sull’”emittente” ( specie, sesso, età, ma anche stato emotivo e fisiologico) senza aver bisogno di incontrarlo “di persona”. La percezione delle molecole chimiche avviene tramite l’olfatto. Nel gatto la mucosa olfattiva è decisamente più sviluppata che nell’uomo e questo fa sì che possa percepire, rispetto a noi, un numero maggiore di molecole e in concentrazioni molto piccole. L’ avere a disposizione un senso dell’olfatto così preciso, fa sì che assuma un’importanza fondamentale nella vita di un gatto. Per l’uomo che utilizza poco questa forma comunicativa non è semplice capirne l’importanza, ma ci basti pensare che se un gatto incontra qualcosa di nuovo, oggetto o individuo, la prima cosa che fa è annusarlo, non guardarlo o ascoltarlo. Quindi nella sua interazione con l’ambiente si affida in misura maggiore a questo senso piuttosto che a vista o udito. L’olfatto non è l’unico sistema per poter percepire i messaggi chimici. Esiste un organo chiamato di Jacobson o organo vomero-nasale che è situato nel pavimento della cavità nasale. Questo organo è in grado di percepire molecole, non sono dei veri e propri odori, che sono chiamate feromoni.

Si tratta di sostanze chimiche che portano informazioni da un gatto all’altro. Questo tipo di comunicazione influenzerà direttamente chi la riceve, determinandone delle variazioni delle emozioni, dell’umore, dello stato ormonale e modificandone il comportamento.

I feromoni vengono secreti da molte ghiandole presenti a livello della pelle e delle mucose, per esempio ghiandole presenti tra i cuscinetti plantari, alla base delle orecchie, attorno alla bocca, alla base della coda. Per poter percepire queste particolari sostanze, il gatto attua un comportamento chiamato “flehmen”, che consiste nello socchiudere la bocca, sollevare il labbro superiore e inspirare rapidamente. La ricerca scientifica fino ad ora ha individuato e spiegato il significato solo di alcuni feromoni, tra questi:

Feromoni sessuali: sono emessi dai maschi non sterilizzati e dalle femmine in calore. Hanno l’effetto di richiamo sessuale e fanno sì che anche a grandi distanze i gatti sessualmente attivi possano individuare, riconoscere e quindi raggiungere un possibile partner.

Feromoni di attaccamento: quando nasce, un gattino è ricoperto dai liquidi amniotici i quali contengono feromoni che favoriscono l’instaurarsi delle cure materne e l’attaccamento da parte di mamma gatta. Dopo qualche giorno dal parto, le ghiandole presenti vicino alle mammelle della gatta producono un feromone che determina l’instaurarsi del legame di attaccamento dei gattini verso la madre e fa sì che i neonati si sentano appagati e tranquilli in sua presenza. L’attaccamento è un forte legame che permette la cura, il nutrimento e la protezione dei neonati ma anche la sensazione di sicurezza e benessere che sarà la base per la costruzione del loro carattere e del loro modo di interagire con il mondo. Per questo, la mancanza del legame d’attaccamento o la sua rottura precoce può determinare l’insorgere di disturbi comportamentali nei gattini. I gattini non dovrebbero, per questo motivo, essere allontanati dalla madre prima dei due mesi di vita.

Feromoni di identificazione: quando il gatto sfrega contro qualcosa o qualcuno la testa, le guance, il mento, il collo e i fianchi emette dei particolari feromoni. Il comportamento dello sfregamento può essere effettuato sia contro altri gatti sia contro altri esseri viventi, come per esempio i proprietari o il cane di casa. E’ un comportamento evidentemente amichevole che gli permette di depositare un “odore comune” che facilita il riconoscimento dei componenti del gruppo, discrimina i familiari dagli estranei. In questo caso è un messaggio auto-diretto, serve al gatto che lo emette per sentirsi sereno e al sicuro alla presenza di questi individui. Quando uno dei gatti del gruppo viene per qualche motivo allontanato temporaneamente, per esempio se si rende necessario un intervento chirurgico o un ricovero, oppure se viene lavato, questo feromone di identificazione può essere ”coperto” per esempio dal forte odore di disinfettante o asportato dallo shampoo utilizzato. Al rientro a casa, il gatto inizialmente non è “riconosciuto” dagli altri componenti del gruppo, che possono dimostrargli la loro contrarietà con soffi e sputi. Questo è un comportamento che lascia sempre molto perplessi e dispiaciuti i proprietari, che non capiscono il perché due gatti amici per la pelle fino a poche ore prima, non si sopportino più. In genere dopo poche ore, utilizzando segnali visivi e comportamentali, si riconosceranno e si adopereranno, sfregandosi ripetutamente, affinché nuovi feromoni d’identificazione siano deposti.

Feromoni di identificazione: vengono deposti anche su oggetti e mobili nell’ambiente di vita del gatto e hanno lo stesso scopo: permettere il riconoscimento e di conseguenza rassicurare e ridurre lo stress. Feromoni d’allarme: In caso di forte stress sono secreti a livello dei cuscinetti plantari i feromoni d’allarme. Queste sostanze agiscono sia su chi le emette sia sugli altri animali (non solo gatti) e sono particolarmente aderenti alle superfici su cui vengono deposti e resistenti nel tempo. La percezione di questi feromoni determina un’immediata sensazione di paura con l’urgenza di allontanarsi e di evitare quel posto. Se durante un trasporto, durante l’attesa dal veterinario, sul tavolo del veterinario, il gatto all’interno del suo trasportino ha avuto paura, avrà deposto feromoni d’allarme. Quando successivamente, anche a distanza di mesi, il proprietario vuole riutilizzare lo stesso trasportino e farci entrare il gatto, questo farà di tutto per evitarlo. Questo perché percepisce i suoi feromoni di paura che “gli urlano” di starsene lontano. Per poter riutilizzare con un po’ di serenità il trasportino o qualsiasi altro oggetto su cui siano stati deposti feromoni d’allarme, bisogna pulire molto bene con acqua calda e un detergente neutro. Tornerà come nuovo (dal punto di vista dell’odore) e degno di essere esplorato, marcato con i feromoni d’identificazione e riutilizzato dal gatto.

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Dal sito www.salute.gov

È utile ricordare che i medici veterinari liberi professionisti possono registrare i gatti per scelta dei proprietari anche nella banca dati privata denominata Anagrafe Nazionale Felina (anagrafenazionalefelina.it) realizzata dall’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani).

È opportuno perciò effettuare la ricerca del microchip di un gatto smarrito anche in questa banca privata.